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Il Tartufo in
breve
Tuber F.H. Wigg.,
Primitiae Florae Holsaticae (1780).
Al genere Tuber appartengono diverse specie di
funghi ipogei, comunemente chiamate tartufi,
appartenenti alla famiglia Tuberaceae, classe degli
Ascomiceti. I tartufi hanno corpo fruttifero ipogeo,
ovvero sotterraneo, e crescono spontaneamente nel
terreno accanto alle radici di alcuni alberi o
arbusti, in particolare querce, leccio con i quali
stabiliscono un rapporto simbiotico (micorriza).
Comunemente per tartufo si intende il solo corpo
fruttifero ipogeo che viene individuato con l'aiuto
di cani e raccolto a mano. Il tartufo è un alimento
estremamente pregiato e ricercato, molto costoso. Il
tipico profumo penetrante e persistente si sviluppa
solo a maturazione avvenuta e ha lo scopo di
attirare gli animali selvatici (maiale, cinghiale,
tasso, ghiro, volpe), nonostante la copertura di
terra, per spargere le spore contenute e perpetuare
la specie.
Sotto la denominazione di tartufo vengono ricomprese
comunemente anche le terfezie, genere della famiglia
Terfeziaceae, detti anche tartufi del deserto. Sono
endemici di aree desertiche e semi-desertiche dei
paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dove sono
molto apprezzati. In Italia sono poco comuni e
considerati poco pregiati.
Le specie di questo genere presentano il carpoforo
globoso, con la superficie esterna (peridio) liscia
o verrucosa, l'interno (gleba) marmorizzato, spore
brune, sub-globose o ellissoidali, reticolate o
spinose.
Le prime notizie certe sul tartufo compaiono nella
Naturalis Historia, di Plinio il Vecchio. Nel I
secolo d.C., grazie al filosofo greco Plutarco di
Cheronea, si tramandò l'idea che il prezioso fungo
nascesse dall'azione combinata dell'acqua, del
calore e dei fulmini. Da qui trassero ispirazione
vari poeti; uno di questi, Giovenale, spiegò
l'origine del prezioso fungo come frutto di un
fulmine scagliato da Giove in prossimità di una
quercia (albero ritenuto sacro al padre degli dèi).
Poiché Giove era anche famoso per la sua prodigiosa
attività sessualeia , al tartufo da sempre si sono
attribuite qualità afrodisiache. la scienza che
studia i tartufi si chiama idnologia e deriva dal
greco ydnon.
Il tartufo rimase sempre un cibo altamente
apprezzato, soprattutto nelle mense di nobili ed
alti prelati. Per alcuni "scienziati" dell'epoca, il
suo aroma era una sorta di "quinta essenza" che
provocava sull'essere umano un effetto estatico.
Nel 1564 Alfonso Ceccarelli scrisse un libro sul
tartufo, l' Opusculus de tuberis.
Nel Settecento il tartufo piemontese era considerato
presso tutte le corti europee un alimento tra i più
ghiotti. Tra i grandi estimatori di questo "frutto
della terra" non va dimenticato il musicista
Gioacchino Rossini, che lo definì "il Mozart dei
funghi". In particolare il tartufo bianco di
AlbaeAsti, quello che si raccoglie nei territori
delle Langhe e del Monferrato, è sempre stato
considerato in assoluto il più pregiato: ma solo nel
'900 questo tartufo bianco ha acquistato fama
mondiale, grazie alla geniale opera di promozione
svolta da Giacomo Morra, albergatore e ristoratore
di Alba, giustamente "incoronato" Re dei Tartufi già
nel 1933 dal Times di Londra.
Nel Settecento il tartufo piemontese era considerato
presso tutte le corti europee un alimento tra i più
ghiotti. Tra i grandi estimatori di questo "frutto
della terra" non va dimenticato il musicista
Gioacchino Rossini, che lo definì "il Mozart dei
funghi". In particolare il tartufo bianco di
AlbaeAsti, quello che si raccoglie nei territori
delle Langhe e del Monferrato, è sempre stato
considerato in assoluto il più pregiato: ma solo nel
'900 questo tartufo bianco ha acquistato fama
mondiale, grazie alla geniale opera di promozione
svolta da Giacomo Morra, albergatore e ristoratore
di Alba, giustamente "incoronato" Re dei Tartufi già
nel 1933 dal Times di Londra.
I tartufi sono abbastanza rari, ed essendo
commestibili e particolarmente apprezzati in
gastronomia, arrivano a costare cifre molto elevate
(per alcune varietà, anche oltre 3.000 Euro al kg).
L'Italia è uno dei maggiori produttori ed
esportatori di tartufi. Nel territorio italiano è
possibile raccogliere tutte le specie di tartufo
impiegate in gastronomia.
In Italia è' sempre possibile raccogliere tartufi,
salvo il periodo di fine aprile. Tradizionalmente la
raccolta è compiuta impiegando un maialino. Il
problema di tale metodo è che il maiale è ghiotto di
tartufi, ed occorre trattenerlo per impedirgli di
mangiare il ritrovato. Al giorno d'oggi si impiegano
esclusivamente i cani. Non si impiegano razze
particolari, al contrario in genere si scieglie un
bastardo di piccola taglia. Nonostante
l'associazione dell'immagine del cinghiale al
tartufo, la raccolta con cinghiale non è stata mai
utilizzata, a causa dell'evidente difficoltà di
controllare un animale selvatico e non
addomesticabile.
La coltivazione del tartufo o tartuficoltura è allo
stadio sperimentale in Italia ed in Francia. Per
creare un terreno adatto alla produzione intensiva
del tartufo, o tartufaia coltivata, occorre
scegliere un terreno calcareo e povero di humus,
scegliere una varietà di tartufo ed impiantare
essenze arboree ed arbustive tartufigene (quercia
nocciolo, salice, leccio). Le pianticelle sono
preventivamente micorizzate, ovvero le radici sono
già in simbiosi con le ife fungine prescelte. I
risultati della tartuficoltura sono risultati
deludenti con le specie più pregiate di tartufo (Tuber
Magnatum Pico, mentre con le altre specie la
produzione raggiungi ottimi livelli di qualità e
quantità. Data la forte domanda non ci sono stati
ancora forti impatti sui prezzi.
Risultati ottimi si sono avuti con l'impianto di
ulteriori piantine microtizzate in aree boschive
dove il tartufo cresce naturalmente. Per tartufaia
controllate si intende una tartufaia naturale
migliorata con opportune pratiche colturali ed
incrementate con la messa a dimora di idonee piante
arboree ed arbustive tartufigene, preventivamente
micorrizate.
Il tartufo, in quanto prodotto pregiato, di nicchia,
si adatta alla perfezione al modello di marketing
made in Italy. Raramente viene commercializzato
intero e fresco, a causa del costo esorbitante,
della difficoltà di trasporto e conservazione e
della caratteristica attitudine del tartufo ad
essere trasformato in modo creativo. Èsufficiente
infatti una ridottissima quantità di tartufo per
insaporire un piatto o una salsa, e l'enorme valore
aggiunto della lavorazione stimola il proliferare di
piccole imprese di trasformazione. Vengono preparati
normalmente vasetti con tartufi interi di piccole
dimensioni, carpaccio di tartufi (ovvero fettine
molto sottili), salse pronte a base di tartufo e
comprendenti in genere una base di funghi, che si
prestano all'uso su crostini, bruschette, pasta di
grano duro, pasta fresca o di soia, bistecche di
filetto. Altre preparazioni comuni sono la grappa e
l'amaro al tartufo. Gli oli d'oliva aromatizzati al
tartufo sono molto richiesti, ma a causa di
difficoltà insite nel processo di produzione,
vengono preparati con aromi ed essenze: sono quindi
prodotti meno naturali rispetto alle salse con polpa
di tartufo. Alcune preparazioni particolari si
stanno affermando grazie all'inventiva dei
produttori, come le peschette al tartufo d'abruzzo,
preparati con pesche verdi nane, olio ed aceto.
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